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Area Manager: un uomo sempre un passo avanti.
Manager,
ovvero dall'anglosassone, colui che gestisce, il gestore.
Viene quindi da domandarsi che cosa gestire?
E soprattutto come gestire?
Risolte queste domande, potremo definire quella linea che separa
l'uomo di successo, ovvero efficace e punto di riferimento positivo
quindi modello, dal personaggio desueto ed inefficiente.
Proviamoci, speriamo con successo.
Partiamo dalle origini, ossia dal manager modello medioevale, ossia
IL CAPO: la parola d'ordine era "dividi et impera".
Questo modello, astuto e fine conoscitore delle debolezze umane,
gestiva il potere elargendo piccoli favori e concedendo piccoli
poteri a chi, nell'entourage di suo riferimento, si dimostrava fedele
e pronto ad obbedire senza troppi moralismi alle richieste.
Parco nel delegare piena fiducia, stroncava chiunque non si allineasse
ai suoi metodi e pensieri.
Più che motivare, ordinava.
Strumento principale era la gestione delle informazioni, sia tecniche
che commerciali, che erogava manipolando e distorcendo secondo le
necessità, chi si opponeva o timidamente dissentiva in nome
della verità veniva bollato col nome di "polemico e
negativo", e quindi respinto dal gruppo per paura del contagio.
I favori erano spesso di natura pecuniaria o di riassegnazione di
risorse, sicchè i flussi delle competenze venivano consegnati
brevi manu in riunioni plenarie per rimarcare oltremodo che chi
si assoggettava al potere ne era ricambiato con la sopravvivenza.
Ma i tempi cambiano ed i costumi con loro.
Un paio di decenni ci hanno regalato strumenti di comunicazione
ed informatici che ci permettono di ottenere informazioni più
che esaustive e diversificate per argomenti e canali in tempo reale
per tutti gli utenti, le distanze tra "Palazzo" e "Periferia",
e le barriere cognitive tra addetti ai lavori ed utenti sono così
scomparse, regalando a tutti coloro che lo desiderino veramente,
la vera e perfetta democrazia anche nell'attività lavorativa.
Ma in questa novella domus aurea che è una azienda di professionisti,
che ruolo deve quindi ricoprire un manager per avere ed essere di
successo?
Dopo la tirannide, la democrazia, che in quanto tale non è
anarchia e quindi possiede le sue regole.
Crollate le barriere non solo interne, ma anche tra le diverse aziende,
vi è stato un forte flusso migratorio tra le società,
innalzando il livello esperienziale e professionale di tutti gli
addetti, non più sprovveduti creduloni ma smaliziati operatori
pronti a cogliere in fallo e crocifiggere il povero manager medioevale,
ormai sperso in un ambiente che più non riconosce.
Ma veniamo alle regole.
Chi non riconosce il potere in quanto tale, per quale motivo sarebbe
disponibile a riconoscere l'autorevolezza e quindi la superiorità
ad un ruolo a lui gerarchicamente superiore?
Sicuramente per una maggiore competenza e per dei vantaggi che tale
figura gli può portare.
L'esperienza dona una splendida visione su ciò che è
stato, ma ancora non è bagaglio sufficiente per avere quella
straordinaria visione d'insieme che può permettere ad un
professionista di cogliere i movimenti di qualunque mercato un attimo
prima degli altri e quindi prevenire in alcuni casi, o cogliere
meglio l'attimo in altri.
L'informazione è gran cosa, ma non è dote comune saperla
interpretare e tradurre in azioni concrete ed efficaci.
Talune notizie lasciano sbigottiti o quantomeno confusi, il moderno
condottiero sa coniugare il "quindi?" con il "che
cosa!".
Il manager sa trasformare le energie del gruppo, lo smarrimento
in entusiasmo, i dubbi in certezza, le ansie in desideri.
Come? Vedendo sempre un passo più in là di tutti ed
indicando la strada più coerente da seguire, divenendo così
punto fermo di tutta la struttura, che in lui vede una persona sempre
disponibile e motivata a mostrare ed insegnare le vie giuste per
arrivare ai propri obbiettivi.
Già, insegnare, perché non basta la vista acuta, il
nostro bravo professionista è come San Tommaso, crede solo
in ciò che ha visto funzionare.
Egli sa per certo che ciò che il manager dice è vero,
il manager stesso lo ha già dimostrato, facendolo.
Come trovare risorse per ampliare la selezione, con un modello efficace
e ripetibile.
Come reperire risorse per ampliare il proprio portafoglio con capitali
freschi e nuovi clienti.
Come uscire dai vecchi schemi trovandone di nuovi e più efficienti.
Svaniscono molti degli alibi più ricorrenti, ognuno in cuor
suo crede di essere il migliore, quindi se è già stato
fatto, è possibile anche per il nostro professionista.
La qualità è la miglior barriera difensiva per evitare
fughe di bravi collaboratori, la qualità nella formazione,
nella condivisione delle informazioni e delle esperienze, la qualità
dei rapporti in orizzontale ed in verticale nella struttura.
La qualità nel valutare i servizi, la qualità nell'essere
capaci di dire di sì quando è scomodo come di dire
di no quando è ancora più scomodo, la qualità
dell'equilibrio nelle diversità.
Un gruppo è tale quando tale si sente, ma si sa: un clan
per essere tale, e non accozzaglia di individui che si disgrega
al primo vento forte, ha bisogno di figure di riferimento che sappiano
dare agli appartenenti ciò che serve loro per sopravvivere
degnamente, divenendo esso stesso collante, e speranza sempre, ma
di qualità.
Essere, per l'appunto sempre un passo avanti.
A
tutti i capo clan, cordialmente
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